,

DRAGHI: SEGNALI RALLENTAMENTO CRESCITA ALERT BREAK OUT EUR USD

DRAGHI: SEGNALI RALLENTAMENTO CRESCITA ALERT BREAK OUT EUR USD

 

WB ADVISORS COMMENTO ALLE REAZIONI ODIERNE

Dopo la chiusura della conferenza stampa della BCE  l’eur usd è ritornato ad essere oggetto di vendite. Come abbiamo anticipato nelle nostre news giornaliere  sul cambio  sono scattate le vendite generate dall’esecuzione degli stop loss orders presenti sul mercato su gran quantità di posizioni lunghe di euro.

Si conferma in tal modo il nostro scenario di fondo che  contempla la possibilità che i prezzi possano scivolare verso 1,17/1,18 a breve termine. Come scriviamo nel commento tecnico che fa parte del report dedicato all’attività di Risk management per la gestione del rischio di cambio per le aziende che esportano ed importano,  l’evento odierno costituisce un primo passaggio verso una fase di rinnovata criticità per l’euro..

Su queste basi riteniamo che vi sia ancora una prova su cui concentrare l’attenzione del comportamento degli operatori: un’eventuale re reazione a 1,2050.

Se tale reazione si rivelerà di basso profilo la discesa successiva verso il target indicato  costituirà soltanto una passaggio intermedio all’interno di un ciclo riflessivo più ampio.

WB ANALYTICS: EUR USD AFTER ECB

WB ANALYTICS: EUR USD AFTER ECB

WB ANALYTICS: EUR USD AFTER ECB

WB ANALYTICS: EUR USD AFTER ECB

RISKOO analizza gli effetti delle oscillazioni dei cambi sul tuo budget e fatturato in valuta rispetto ai tuoi obbiettivi di margine aziendale. Ti aiuteremo a definire il posizionamento strategico del budget commerciale in divisa e a pianificare il controllo della gestione dei rischi. RICHIEDI UNA DEMO 

 

MILANO (Reuters) – Il presidente della Bce Mario Draghi, oggi ha confermato l’impegno a mantenere il costo del denaro sui livelli attuali per un “periodo prolungato”, comunque ben oltre il termine del programma degli acquisti Qe, che proseguiranno al ritmo mensile di 30 miliardi fino a fine settembre, ma se necessario anche oltre. Confermato anche quello di reinvestire i titoli che giungono a scadenza, sempre nel programma Qe e anche in questo caso se sarà necessario oltre chiusura del programma.

Fin qui davvero pochi gli spunti o le novità.

Quando la parola passa a Mario Draghi, il primo riferimento del banchiere centrale, che come di consueto incontra la stampa al termine del consiglio, è però sufficientemente eloquente. Il banchiere centrale fa infatti riferimento a segnali di rallentamento nella crescita economica della zona euro, fenomeno almeno in parte inatteso dalla stessa Bce, per quanto possa essere legato a effetti di natura temporanea.

Ed è per questo — perché intende capire quale sia la vera natura del modesto deterioramento della congiuntura — che Francoforte ha preferito non trattare nemmeno il tema delle future mosse di politica monetaria durante la discussione del consiglio.

Da sei settimane a questa parte, del resto, gli ultimi numeri macro hanno messo in evidenza un concreto rallentamento della congiuntura.

Hanno chiaramente evocato un deterioramento della crescita nel corso del primo trimestre per lo meno Banca d’Italia e Bundesbank: grazie all’andamento particolarmente deludente della produzione industriale, nel bollettino mensile di Via Nazionale del 13 aprile la stima sul Pil al 31 marzo è di 0,2% da 0,3% degli ultimi tre mesi, mentre nell’ultimo rapporto mensile dell’istituto centrale tedesco fa riferimento a una crescita “decisamente inferiore” nei primi tre mesi del 2018.

Difficile però immaginare una qualsiasi modifica della cosiddetta retorica Bce, per lo meno fino alla diffusione dell’aggiornamento trimestrale delle stima macro dello staff che avverrà soltanto in giugno.

E’ infatti proprio in occasione della riunione del 7 giugno che dovrebbe essere presa una qualche decisione sul futuro degli acquisti Qe, che sulla carta si chiude in settembre ma potrebbe essere esteso fino a fine anno.

Rispetto all’ultimo consiglio di politica monetaria, riunitosi l’8 marzo, per lo meno a giudicare dai tassi impliciti si sono aggiustate lievemente al ribasso le aspettative sul percorso di normalizzazione da parte della Bce.

Secondo elemento di assoluta rilevanza il livello del cambio, considerando che il cross dell’euro/dollaro viaggia al di sotto di 1,22 — sui minimi delle ultime otto settimane — contro 1,2310 della chiusura Usa dell’8 marzo, quando l’euro era brevemente balzato oltre 1,24 dollari.

Nella seduta odierna, in tarda mattinata, i derivati che misurano le aspettative sull’inflazione della zona euro hanno visto un’accelerazione con una punta a 1,718, record delle ultime otto settimane, a riflesso delle tensioni sui corsi del greggio e delle materie prime.

Appuntamento quindi alla prima settimana di giugno.

 

Nome*

Cognome*

Telefono

Email*

Il/la sottoscritto/a acconsente al trattamento dei dati personali per i fini indicati nella Informativa sulla Privacy

*questi dati sono obbligatori

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento